Immagine  
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Ma vorrei farti una domanda: ti sei accorta che io sono un ometto ?

Elio e le storie tese
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Pietro (del 03/11/2008 @ 09:43:28, in Soprannaturale, linkato 1280 volte)

Semplicemente geniale l'ideatore dell'acronimo del Centro Unitario Missionario di Verona:

CUM

E il tutto si chiude con l'indicazione per il Seminario.....
Inquietante.

 


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Di Pietro (del 23/10/2008 @ 14:58:46, in Software, linkato 1514 volte)

Per esigenze personali ho realizzato un semplice software educativo che ho chiamato "Find It !".

Si tratta di una maschera che propone un'immagine (in alto, grande) e alcuni simboli (in basso, piccoli). Uno solo dei simboli proposti è legato (per colore, forma, o altra affinità che starà a voi decidere a seconda degli scopi) all'immagine.
Scopo dell'esercizio/gioco è identificare qual'è tale simbolo.

 Find It !

Il programma nasce come ausilio terapeutico nella terapia ABA e CBAM, ma può avere molti altri utilizzi.

Essendo uscita una cosa (spero) utile e dignitosa, ho pensato di condividerla col mondo.

Trovate tutto qui Find It ! in versione italiana e inglese, compreso il download del programma.

 


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Di Pietro (del 20/10/2008 @ 18:57:15, in Comunicazione, linkato 983 volte)


Quando dovete acquistare un appartamento da quasi 300mila euro, quali sono le cose che attirano la vostra attenzione e vi fanno interessare a una casa piuttosto che a un'altra ?

  • La via dove si trova ?
  • L'aspetto del palazzo ?

Ebbene, no.

Gli esperti di Tecnocasa di Ostia conoscono il loro lavoro e vi attirano esponendo in vetrina il seguente annuncio, con una accattivante immagine che stimolerà senz'altro il vostro senso estetico, dandovi chiara idea dell'immobile che propongono...

Tecnocasa Ostia

 


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Di Pietro (del 10/10/2008 @ 17:54:37, in Musica, linkato 1365 volte)

Dopo essersi sciolti e aver salutato il loro pubblico con l'ultimo tour nel 2005:

Ultimo tour degli Ska-P a Roma nel 2005

sono inaspettatamente tornati insieme con un nuovo album straordinario:

Lagrimas y Gozos

Lagrimas y gozos

Appena comprato, sembra veramente valido. Su Youtube il video del brano Crimen Sollicitationis.

 


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Di Pietro (del 09/10/2008 @ 15:25:25, in Pensieri sciolti, linkato 2601 volte)

All'interno del cimitero inglese di Cassino, oltre alle tombe, è presente anche il Cassino Memorial.

Cassino Memorial
Cassino Memorial

Si tratta di alcune steli di marmo sulle quali sono riportati i nomi dei 4000 morti del Commonwealth nelle campagne d'Italia e di Sicilia, che non hanno una sepoltura conosciuta.

Tra questi nomi, sulla stele numero 5, c'è quello del Tenente Eric Fletcher Waters.

Eric Fletcher Waters

E' il padre di Roger Waters, bassista dei Pink Floyd, la cui morte è descritta nel film The Wall e cui il figlio ha dedicato l'ultimo album dei Pink Floyd uniti, The Final Cut.

Morì nello sbarco di Anzio il 18 febbraio 1944.

Altre immagini del Cassino War Cemetery

 


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Di Pietro (del 18/09/2008 @ 10:10:23, in Pensieri sciolti, linkato 3646 volte)

C'è una pittoresca località balneare, in Toscana, nei dintorni dell'Argentario, segnata da un destino bombarolo.
Il paese di Talamone.

Qui sbarcò Garibaldi, con i suoi mille, per rifornirsi d'armi.

E in tempi più recenti Talamone continua ad essere crocevia di traffici legali d'armi. Qui imbarcava le armi destinate all'IRAQ la Sipe-Nobel di Orbetello negli anni '70 e '80.

Talamone, visto dal pontile di carico degli esplosivi
Talamone, visto dal pontile di carico degli esplosivi

Nel porto turistico di Talamone sono tutt'ora ormeggiate le due chiatte che facevano (o fanno ancora) la spola tra il pontile in località Talamonaccio e le navi ormeggiate in rada.

Il creativo proprietario di queste chiatte ha dato loro due nomi evocativi: la Dina e la Mite

La Dina e la Mite ormeggiate a Talamone
La Dina e la Mite ormeggiate a Talamone

Riporto un articolo de Il Tirreno presente sul sito della rassegna stampa della Provincia di Grosseto:

Dina e Mite, le chiatte delle bombe
A Talamone ora gli sbarchi sono rari: il mondo non rischia altre guerre
Un alone di mistero attorno a traffici comunque legali. Gli esplosivi sarebbero destinati a Camp Darby

CLAUDIO BOTTINELLI

Il primo fu Garibaldi. Si fermò qui per caricare i fucili che servivano alla sua Spedizione dei Mille e da allora Talamone non ha più smesso di essere “il” porto delle armi. Carichi e scarichi circondati sempre da un’aria di mistero.
Anche se i documenti di imbarco e sbarco sono sempre regolari; sospetti alimentati anche da chiacchiere di porto o battute sfuggite a qualche marinaio che forse aveva alzato troppo il gomito in qualche bar: «Cosa portiamo? Soltanto caramelline per l’Iraq...», disse una volta uno di loro, sceso a terra da una nave americana durante la prima Guerra del Golfo. Una battuta o la verità? Chissà. Però l’aneddoto circola.
Carichi e scarichi che avvengono ancora (e perché no? dice la gente sul molo, visto che tutto è regolare, e gli esplosivi sono merce come un’altra). L’ultima nave è arrivata venerdì scorso, si è fermata alla grande boa al largo, le chiatte hanno fatto la spola con il pontile di Talamonaccio che serve praticamente solo a questo. Ma il forte vento di scirocco - facendola scarrocciare - ne ha paurosamente avvicionato la poppa a terra... Poi è ripartita.
Le chiatte. Grandi, sono attraccate al molo di Talamone una accanto all’altra. Con evidente ironia hanno due nomi (Dina e Mite) che uniti formano una parola terribile: dinamite. Il che è tutto un programma, visto che nei loro capienti cassoni caricano gli esplosivi che qui a Talamonaccio arrivano e partono. «Una volta le navi che arrivavano erano tante», ricorda con dichiarata nostalgia Stefano Fabrizi, presidente della cooperativa che si occupa del carico e dello scarico: «Oggi invece sono davvero poche, al massimo dieci-dodici l’anno. Tra grandi e piccole. E per noi il lavoro manca, tanto che se non avessimo in gestione uno dei pontili per le barche turistiche nel porto, avremmo dovuto chiudere». E aggiunge, pregandoci di scriverlo: «Le fabbriche di armi italiane sono state quasi tutte chiuse e questo ci danneggia. Ma guardi che è una fesseria. Perché noi chiudiamo e altri, come la Francia, fanno affari d’oro sulle nostre rinunce».
Comunque, un altro addetto ai lavori ci corregge: «Definire Talamone il porto delle armi è sbagliato. Perché le armi - intendo cannoni, carri armati, fucili e simili - vengono caricate in qualunque porto. Non sono materiali sensibili. Qui il discorso riguarda gli esplosivi. Sono quelli che transitano dalla rada di Talamone. Che non è neppure l’unica della costa tirrenica a essere utilizzata per questo».
Talamone ha l’unico difetto di essere una bella rada con tutte le caratteristiche che sono richieste dalla sicurezza. Le navi che trasportano o imbarcano esplosivi si fermano al largo (ci sono un paio di boe proprio per questo) e a queste grandi navi si affiancano altre più piccole per il trasbordo, oppure le chiatte del porto che fanno la spola verso il puntone di Talamonaccio, dalla parte opposta del paese, sullo stesso golfo.
Esplosivi o no? Ma siamo sicuri che si tratti di esplosivi? Chi lavora nel settore precisa che ormai da una nave all’altra passano solamente container, e che cosa contengano nessuno lo sa. Il fatto che fermino qui vuol dire che c’è materiale esplosivo, anzi “sensibile”. Ma potrebbero esserci missili, carri armati, perfino armi nucleari. Chissà?
Quasi tutte le navi che oggi gettano l’ancora a Talamone battono bandiera americana. Trasportano esplosivi e armi per Camp Darby, che è tra Livorno e Pisa, e prendono su materiale bellico che Camp Darby rimanda ufficialmente in patria perché venga revisionato. Perché ogni cinque anni - ci viene spiegato - ogni armamento americano deve essere ricontrollato. E così è un via vai continuo. Oggi con frequenze limitate.
Ma non sarebbe molto più semplice per le navi fermarsi al largo di Livorno e da lì caricare le chiatte di Camp Darby? Accade solo qualche volta, quasi sempre l’appuntamento è nella rada di Talamone. Sia per le navi per Campo Darby, sia per i camion che fanno la spola sul pontile di Talamonaccio: «Ma meno frequentemente che in passato: oggi a Camp Darby i camion con gli armamenti arrivano sempre più direttamente dalla Germania, e Talamone viene bypassato». Una volta si diceva che bastava venire a Talamone per capire se stava per scoppiare una guerra. Perché - dicono i vecchi - prima di qualunque conflitto nell’aria mediterranea o mediorientale l’arrivo delle navi americane che scaricavano armi ed esplosivi veniva intensificato. E subito dopo ecco le più piccole, che caricavano e ripartivano verso le zone calde per rifornire gli eserciti. E lo stesso accadeva a guerra finita, per rifornire di armi le truppe rimaste a secco. E ora? «È calma piatta. Può tirare un sospiro di sollievo, nuove guerre in vista non dovrebbero esserci».
Il giallo dei documenti. Ma, chiediamo ancora, possibile che l’Italia permettesse, con regolari documenti, che dai suoi porti venissero spedite armi per le zone di guerra? A Talamone ci guardano come fossimo dei poveri scemi. Guardi - ci viene risposto - che qualunque nave che arriva o parte da questa rada ha documenti ufficiali regolari. Che parlano di carichi diretti a Paesi neutrali, non coinvolti in nessun conflitto. Tutto ok. Solo che il mare è grande e quando la nave è in acque internazionali può essere semplice buttar via quei documenti e sostituire la destinazione. Che so, dal Canada al Libano, tanto per fare un caso. Un gioco da ragazzi.
Una cosa è certa. Alle boe della rada di Talamone, il solo (o uno dei pochissimi) porti tirrenici dove è autorizzato il carico e lo scarico di esplosivi fino a una ventina di anni fa gli arrivi e le partenze delle navi erano continui. Anche perché - precisa qualcuno - c’era la Sipe-Nobel che fabbricava esplosivi e li spediva in mezzo mondo, non solo perché servissero alla guerra. Poi la Sipe-Nobel ha dovuto chiudere e lo stesso hanno fatto tante altre fabbriche italiane del settore. E Talamone ne ha risentito. Eccome.
E un’altra cosa è certa: lo specchio di mare attorno al puntone di sbarco, nella zona di Talamonaccio, è interdetta alla navigazione. Anche d’estate, quando le spiagge sono zeppe di bagnanti e il mare di barche turistiche. Perché le navi arrivano con poco preavviso e non si può rischiare di avere yacht o barchette a dare noia.
Cosa questa che dà molto fastidio, visto che il litorale di Bengodi, così si chiama, sarebbe fra i più ricercati. Ma tant’è. Ci sono ragioni di sicurezza. Incidenti finora non ce ne sono mai stati, ma provate a immaginare che cosa potrebbe succedere...
Un timore, questo, che una ventina di anni fa agitò i sonni degli abitanti di Fonteblanda, il paesino vicino, attraverso il quale passava la fila continua dei camion carichi di esplosivo. Ci furono manifestazioni e proteste, ma tutto finì con una variazione del percorso dei camion diretti al puntone di Talamonaccio. E il carico e lo scarico di esplosivi continuò. E continua, anche se con meno intensità di una volta.


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Di Pietro (del 17/09/2008 @ 11:22:05, in Pensieri sciolti, linkato 999 volte)

Avevo investito 20 milioni di lire in azioni Alitalia.
Vista la situazione ho deciso di abbandonare l'investimento e rientrare di quanto investito.
Solo non so decidermi se scegliere il borsone mare o il set manicure da viaggio.

 


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Di DIY (del 16/09/2008 @ 09:21:00, in Le segnalazioni del Dott. DIY, linkato 1010 volte)

ricorda quand'eri giovane
splendevi come il sole
(anche tu, ora) splendi pazzo diamante

Richard William 'Rick' Wright
(28/07/1943 - 15/09/2008)

 


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Di Pietro (del 09/09/2008 @ 11:43:11, in Pensieri sciolti, linkato 3115 volte)

Da anni mi proponevo di visitare, andando in Sardegna, l'agriturismo di Fabrizio De Andrè.
Quest'anno ce l'ho fatta e ho visitato l'Agnata.

L'Agnata di Fabrizio De Andrè

L'Agnata di Fabrizio De Andrè

Si trova vicino a Tempio Pausania (N 40,85221 - E 9,06664), immersa nel verde.

Si è mangiato benissimo e tanto, in una veranda dove un affresco riportava tra i personaggi Fabrizio De Andrè e Dori Ghezzi in costume sardo, confusi tra la folla.

L'Agnata di Fabrizio De Andrè

L'Agnata di Fabrizio De Andrè

 


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Di Pietro (del 08/09/2008 @ 17:03:48, in Tech World, linkato 2176 volte)

In Sardegna sono frequenti i menhir di pietra, testimonianza archeologica di civiltà lontane migliaia di anni.
Su una statale, questa estate, mi sono imbattuto in un’altra testimonianza archeologica che, analogamente al menhir, svetta verso il cielo, infissa nel terreno.

La datazione è molto più recente: siamo tra il 1991d.c. e il 1995d.c. (una decina di anni fa).

Si tratta del vecchio gioiello tecnologico ideato dalla Magneti Marelli: il Securvia.

Magneti Marelli Securvia

Magneti Marelli Securvia

Ti compravi una scatoletta da montare in macchina (costo circa 250.000 lire) e quando ti avvicinavi a questi menhir ti si accendeva un cicalino e una lucetta che ti avvisava di pericoli imminenti.

Scriveva il Corriere della Sera nel 1993:

"Un bip. E un segnale luminoso. Dovrebbero bastare questi due accorgimenti ad avvertire discretamente l' automobilista di tener gli occhi aperti e guidare con prudenza. Gli impulsi? Arrivano dall' esterno: li inviano speciali trasmettitori strategicamente installati in prossimita' di incroci a rischio o di svolte pericolose, di code in autostrada o di ghiaccio su strade di montagna. Il dispositivo elettronico ideato dalla Magneti Marelli si chiama "Securvia": invia messaggi radio sulla frequenza 43 mhz a un ricevitore installato all' interno dell' auto, che avverte il guidatore del pericolo circa 300 metri prima. Su un display vicino allo specchietto compaiono, a seconda delle circostanze, sei diversi simboli: strada sdrucciolevole, attraversamento pedonale, pericolo generico, lavori in corso e code in direzione Nord e Ovest o Sud e Est. Oltre a quelli fissi, ci sono trasmettitori mobili che possono essere utili per segnalare pericoli temporanei come un cantiere; e veicolari, che possono essere installati su una vettura di servizio in caso, per esempio, di un incidente in autostrada."

L’idea naufragò piano piano, ma l’Italia è ancora piena di questi singolari menhir, che sarebbero poi stati affiancati dai confratelli del DECT.

L’errore era di strategia, probabilmente.
Oggi i navigatori satellitari ti avvisano per caso dei pericoli ?
No. 
Solo degli Autovelox.
L’automobilista medio italiano ha paura delle guardie che gli fanno la multa, non di schiantarsi in un punto pericoloso……


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