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Tra la veglia e il sonno
Di Pietro (del 09/01/2008 @ 15:39:13, in Racconti, linkato 1752 volte)

Tra la veglia e il sonno
Pietromassimo Pasqui (2008)


Ora era in una stanza da cui aveva tolto ogni mobile. Ogni oggetto.
La stanza era completamente vuota e c’era solo lui, l’uomo, seduto sul parquet, completamente nudo, con in mano un barattolo di vetro.
E nel barattolo di vetro, un piccolo scarafaggio. Una sorta di blatta, nera, di un paio di centimetri di lunghezza.
Zampettava contro il vetro. Cercava una via d’uscita attraverso quel misterioso materiale, assente in natura, che, completamente trasparente, sembrava non esserci e invece costituiva una barriera insormontabile.
E l’insetto zampettava senza sosta, come avrebbe fatto qualunque altro insetto come lui.
Ma era la sola cosa, assieme alle sembianze, che faceva di questa bestiola un insetto comune.
Perché comune non lo era davvero.
L’uomo lo sapeva. L’aveva scoperto pian piano. 
Avrebbe potuto essere un insetto comune, come tutti quelli che lo avevano preceduto negli ultimi giorni. Anche quelli, come lui, sembravano insetti comuni. Ma non lo erano e non lo sarebbe stato, quindi, neanche lui.
O almeno, di questo era convinto l’uomo, che ora, con gli occhi rossi per il sonno, stava attendendo che accadesse di nuovo.

La prima volta che era accaduto era sera tardi. L’uomo si era coricato stanco, come ogni sera e stava per addormentarsi.
Si trovava in quella fase indefinita in cui la coscienza si spegne pian piano e la realtà si ritrae per rinnovare il banale miracolo quotidiano del sogno.
Aveva sentito, impercettibile, un formicolio, proprio all’altezza dell'elastico degli slip.
Ma non era un formicolio, a pensarci bene.  Era troppo regolare. Così regolare che sembrava arrivasse dalla parte del sogno e non della realtà. Ma, dalla parte della realtà,  l’uomo allungò la mano per grattarsi. E lo sentì. Duro, piccolo, che zampettava.
Si alzò di colpo e saltò giù dal letto. Accese la luce e vide, sul lenzuolo, il piccolo  scarafaggio nero.
Chissà come, quella bestiola era entrata in casa ed era finita sotto alle lenzuola.
La prese con un fazzoletto di carta e la gettò nel water, tirando la catena. Controllò attentamente il letto, per vedere che non ci fosse nient’altro, e si rimise a dormire.

Si trovava in quella fase indefinita in cui la coscienza si spegne pian piano e la realtà si ritrae per rinnovare il banale miracolo quotidiano del sogno.
Aveva sentito, impercettibile, un formicolio, proprio all’altezza dell'elastico degli slip.
Ma non era un formicolio, a pensarci bene.  Era troppo regolare. Così regolare che sembrava arrivasse dalla parte del sogno e non della realtà. Ma, dalla parte della realtà,  l’uomo allungò la mano per grattarsi. E lo sentì. Duro, piccolo, che zampettava.

Un sentimento  di paura misto a rabbia lo inondò in un istante, mentre spazzava via ogni residuo di sonno per riacquistare completamente i sensi.

Scese dal letto, riaccese la luce e lo scarafaggio era lì, nel letto, esattamente come prima.

Ma doveva essere un altro: i bastardi erano in due evidentemente. Prese altra carta e lo mandò a fare compagnia al suo simile giù per il water.

Stavolta, però, l’ispezione del letto e dell’intera camera fu molto più scrupolosa: nulla tra le coperte, tra le lenzuola, sotto al materasso, sotto al letto; niente di niente. Per maggiore sicurezza disfece il letto e sgrullò lenzuola e coperte fuori dalla terrazza.
Nessun essere vivente più grande di un centimetro era nella stanza, a parte lui.

Quindi non furono più paura o rabbia a pervaderlo quando, tra la veglia e il sonno, riapparve l’ormai familiare formicolio, proprio dove c’è l’elastico dello  slip: ora fu panico.

Urlando accese la luce e ovviamente rivide lo stesso animaletto, nello stesso punto del letto.
Lo prese con la carta come gli altri ma prima di gettarlo nel water lo mise in terra e lo schiacciò furiosamente con una scarpa.
Ciò che gettò nel wc era un pezzo di carta marroncino intriso di umori che erano vita fino a pochi istanti prima.

Passò la notte sveglio, ispezionando tutta la camera. Doveva esserci un nido da qualche parte, anche se non riuscì a trovarlo.

La mattina dopo, insonne, per prima cosa attese che aprisse il negozio sotto casa per comprare una serie di bombolette di insetticida con cui fece diventare la camera da letto una sorta di camera a gas. Li avrebbe sterminati quei piccoli bastardi.

Come era ovvio, e come temeva, invece, la sera dopo riaccadde di nuovo. Ancora una volta, appena stava per addormentarsi, riapparve il formicolio, nello stesso punto. E un altro piccolo scarafaggio nero si affacciò nel suo mondo.

Ormai erano due giorni e una notte che non dormiva.

Liberò  da ogni oggetto la stanzetta che usava come studiolo. Tolse tutto ammucchiando gli oggetti in corridoio.

Si spogliò completamente e si sedette per terra nella stanza vuota, portando con sè un barattolo di vetro. Li avrebbe messi tutti li dentro se fossero riapparsi.
Aveva bisogno di vederli, di essere sicuro che fossero veri.

A fatica iniziò a discendere verso il sonno e immancabile riapparve il prurito: spalancò gli occhi e lì, accanto a lui, c’era il suo piccolo incubo nero e zampettante. Lo prese con le mani tremanti e lo mise nel barattolo, di cui chiuse accuratamente il coperchio a vite.

Passarono alcune ore prima che si riavvicinasse al sonno, nonostante la stanchezza.
E quando il nuovo scarafaggio apparve strappandolo al sonno,  fu chiaro che stava impazzendo: il barattolo, perfettamente chiuso, era vuoto.

E la bestiola gli zampettava accanto.